Immaginate di entrare in una stanza nel 1966 e parlare con un programma che risponde alle vostre preoccupazioni. Questo software si chiama ELIZA, creato da Joseph Weizenbaum al MIT nel 1966 ed è considerato uno dei primi esempi di intelligenza artificiale. Tuttavia, non era realmente intelligente: non comprendeva i sentimenti e non aveva empatia, ma usava frasi preimpostate per rispondere alle persone.
ELIZA funzionava analizzando le parole degli utenti e rispondendo con domande riflessive, simile a un terapeuta. Se un utente diceva qualcosa come “Mia madre non mi ascolta”, il programma rispondeva con: “Parlami di più di tua madre”. Sebbene non fosse una vera rivoluzione nella psicoterapia, riusciva a sorprendere le persone. Molti degli utenti attribuivano a ELIZA abilità ben superiori rispetto a quelle reali, impressionati dalla sua capacità di rispondere in modo plausibile ( vi ricordo che siamo nel 1966!).
Questa situazione ha portato a una riflessione importante: quanto siamo disposti a credere che una macchina ci comprenda? Se un computer usa le parole giuste e sembra ascoltare, possiamo facilmente iniziare a pensare che abbia emozioni o comprensione. ELIZA ha mostrato che gli esseri umani sono bravi a percepire personalità anche dove non ci sono.
Ed è qui che la storia diventa sorprendentemente attuale. Oggi siamo abituati a parlare con assistenti virtuali, chatbot e sistemi di IA capaci di scrivere testi, tradurre lingue, rispondere a domande e persino sostenere conversazioni molto articolate, ma un programma che parla come una persona capisce realmente? Era incredibile nel 1966 un programma che simulava un terapeuta, mentre oggi parliamo “tranquillamente” ( sono in dubbio se usare il virgolette o meno! ) con Computer come una cosa normale. L’esperimento di ELIZA non riguardava solo l’intelligenza artificiale, ma anche la nostra predisposizione a credere nei Computer ed è su questo che, secondo me, dovremmo realmente riflettere.
P.S: A metà degli anni ’80 riuscii a procurarmi il listato sorgente in BASIC di ELIZA. Ora non ricordo più se fosse quello del programma originale o una sua versione adattata per il Commodore 64… ma poco importa: da buon nerd, naturalmente, non potevo limitarmi a usarla così com’era. 😄
Avevo già in mente alcune persone da “psicanalizzare” e, conoscendole piuttosto bene, decisi di personalizzare ELIZA a modo mio inserendo nel programma alcune domande molto precise, basate su fatti della loro vita privata. La cosa divertente era vedere le loro facce quando ELIZA cominciava a fare domande su avvenimenti che, apparentemente, solo loro potevano conoscere!
“Come ti sei sentito dopo aver litigato con tua sorella per la bicicletta?” oppure: “Come mai dormi ancora con la lampada accesa?” Per rendere il tutto ancora più credibile, all’inizio della “seduta” facevo chiedere a ELIZA il nome della persona: in questo modo il programma poteva riconoscere chi aveva davanti e indirizzare la conversazione verso le domande che avevo preparato appositamente per lui o per lei.
Insomma, tecnicamente non era certo intelligenza artificiale… ma per chi si sedeva davanti al Commodore 64 e si sentiva rivolgere domande così personali, la sensazione doveva essere più o meno: “Aspetta un attimo… ma questo programma come c@zz fa a sapere queste cose?!” E io, dall’altra parte, ovviamente mi fingevo stupito come loro!


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