Non ci sono trucchi o sorprese: ciò che vedi è esattamente ciò che riceverai.

In Informatica “quello che vedi è quello che si ottiene” è il famoso: WYSIWYG (What You See Is What You Get ) e la sua storia è molto interessante perché non nasce semplicemente come una parola: nasce dall’ idea rivoluzionaria, per l’epoca, che lo schermo del Computer potesse rappresentare direttamente il documento finale.
Nei primi anni ’70 i Computer erano ancora molto diversi da quelli che conosciamo oggi: per scrivere un documento si utilizzavano comandi testuali e non si vedeva esattamente sullo schermo l’aspetto che avrebbe avuto il risultato stampato.

Nei primi anni del 1970 allo Xerox Palo Alto Research Center ( PARC ), in California stavano invece lavorando su una nuova generazione di Computer, tra cui lo Xerox Alto, dotato di uno schermo bitmap, mouse e interfaccia grafica. Uno dei ricercatori del PARC, Charles Simonyi, disse: “Perché non creare un elaboratore di testi in cui ciò che appare a video sia esattamente uguale al risultato sulla carta?”
e tutti i colleghi risposero: “Bravissimo!” e così nacque il primo word-processor WYSIWYG chiamato BRAVO 😂. No, battute a parte, il nome deriva dal fatto che prima c’era stato un esperimento chiamato Alpha.

Curiosità: Charles Simonyi ha raccontato che per dimostrare che il WYSIWYG funzionava davvero sovrappose una stampa su materiale trasparente allo schermo per mostrare che le due immagini erano praticamente identiche! Niente trucchi o soprese!

La frase “What You See Is What You Get” non è una invenzione di Charles Simonyi, perchè fu pronunciata per la prima volta da un personaggio televisivo nel 1969, Geraldine, nella trasmissione “The Flip Wilson Show”. Il personaggio era volutamente esagerato e teatrale, con una parrucca appariscente, abiti vistosi, una voce caratteristica e una personalità estremamente sicura di sé. Geraldine aveva una caratteristica distintiva: non si scusava mai per ciò che era. Da questa sua autenticità nacque la celebre espressione “What you see is what you get!”, che sintetizzava perfettamente il suo atteggiamento: “Sono questa, senza maschere e senza finzioni. Quello che vedi è quello che ottieni.”

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