Amiga tra i giocattoli: come la Commodore perse l’America

Questa è una storia davvero bizzarra e che, a mio umile avviso, ha danneggiato, e non poco, la nascente industria dell’ Informatica. È la storia di come un clamoroso errore di marketing abbia contribuito a privarci di un Computer molto potente e, soprattutto, economico. Il flop nelle vendite riguardò soprattutto gli Stati Uniti, perché in Europa le vendite del computer andarono molto bene. E chissà… se la storia fosse andata diversamente, oggi Apple sarebbe diventata davvero quello che conosciamo?

Forse non lo sapremo mai.

Ma quello che sappiamo è che la Commodore ebbe tra le mani una macchina capace di cambiare le regole del gioco.

Negli anni ’80 Commodore produsse un Computer straordinario: l’Amiga 500. Un macchina dotata di grafica avanzata, audio innovativo, multitasking e capacità creative che per l’epoca erano impressionanti. Tutto questo grazie a 3 chip separati ( che “alleviavano” il carico della CPU ) per la gestione memoria, la grafica e l’audio. Aveva la stessa CPU del Macintosh e, rispetto al PC IBM ( e compatibili ), una frequenza in GHz doppia. Quindi, mentre gli avversari avevo grafica molto povera in B/N e l’audio fatto solo di semplici beep, l’Amiga aveva una grafica a 64 colori ( con un “trucchetto” si arrivava a 4.096! ) e un audio a 4 canali stereo indipendenti con sintesi ad 8 bit.

L’Amiga poteva essere il Computer dei creativi, degli studenti e dei professionisti, ma anche un potente Computer domestico. Invece Commodore per la vendita puntò fortemente sul mercato domestico e su canali di vendita associati al mondo dei giocattoli con il risultato che il Computer veniva visto proprio come un sofisticato giocattolo.

Quindi…

  • Per i professionisti: l’Amiga era percepito principalmente come un Computer per il gioco, non come uno strumento professionale.
  • Genitori/acquirenti: il prezzo era difficile da giustificare perché il prodotto non veniva visto come un investimento per studio o lavoro.

Commodore aveva tra le mani una macchina capace di parlare a entrambi i mondi e finì per comunicare soprattutto che era un Computer per casa e videogiochi. Il paradosso dell’Amiga è quindi che la tecnologia non era necessariamente il problema. Il problema era raccontare quella tecnologia nel modo giusto, al pubblico giusto, attraverso il canale giusto. Una delle macchine più innovative della sua generazione diventò, nella percezione americana, semplicemente il Computer che stava tra le bambole e i videogiochi.

L’Amiga è uno dei più grandi paradossi della storia dell’Informatica: una macchina incredibile, in anticipo sui tempi, che non fu sconfitta da concorrenti tecnologicamente superiori, ma da un marketing completamente sbagliato.

E chissà quanti futuri programmatori, grafici, musicisti e creativi avrebbero scoperto l’Informatica attraverso un Amiga, se quel computer non fosse finito, almeno nell’immaginario americano, nello scaffale dei giocattoli. La Commodore perse l’occasione di far diventare l’Amiga il Computer che avrebbe potuto cambiare il futuro …. certo in Europa la storia andò molto meglio, ma vogliamo mettere a confronto il mercato americano con quello europeo?

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