Capitolo 1


Gli albori del digitale


Il primo embrione di macchina senza rullino risale nel lontano 1969 quando uno studente della Stanford University, D.Gregg, inventa la 'Videodisk Camera' che memorizza le immagini in maniera analogica su un primo prototipo di disco ottico. Purtroppo le immagini (leggi: le memorizzazioni) durano solo alcuni minuti; buffo: il fissaggio era il problema principale della fotografia nel corso del 1800, agli inizi della fotografia tradizionale! Passa il tempo, migliora la tecnologia, cambia il supporto dove si “memorizza" l'immagine ma l'uomo si ritrova davanti agli stessi problemi. Questo è un primo tentativo di registrare una foto, ma in modo analogico e parlare di digitale in questo caso è estremamente prematuro. Però nonostante l'insuccesso si "insinua" ed affascina l'idea di poter fotografare senza rullino. Questo tentativo sarà anche l'inizio che poi ci porterà ai DVD.



Una parte del progetto del disco ottico di Gregg (2° brevetto)



Nel 1972 la Texas Instruments brevetta il primo sistema di macchina fotografica elettronica senza rullino. L’ideatore è Willis A. Adcock.


La macchina non è costruita, viene brevettato il sistema che è descritto come : "Un sistema completamente elettronico per registrare e quindi mostrare 'fermi immagine' che è composto da un trasduttore ottico-elettronico per generare segnali elettrici corrispondenti ad una immagine ottica. I segnali sono memorizzati e quindi inviati ad un display. Ci sono circuiti per applicare i segnali ad una frequenza sincronizzata con la frequenza del display per mostrare un immagine ferma. Preferibilmente il display è un normale televisore."



Il progetto della macchina fotografica secondo la Texas Instr.


Lo "tsunami" della fotografia digitale inizia però nel 1969 quando, nella divisione componenti semiconduttori dei Bell Laboratories, Willard S. Boyle e George E.Smith costruiscono il CCD (Charge Coupled Device): un piccolo circuito integrato,formato da una griglia di elementi semiconduttori capaci di accumulare una carica elettrica proporzionale all'intensità di luce che li colpisce; quindi più luce il singolo elemento riceve, più alto è il segnale elettrico generato ( come l'alogenuro d'argento nella fotografia è fotosensibile ). Diventa così possibile ricostruire dalla matrice dei singoli elementi (pixel) l'immagine che li ha colpiti: il segnale elettrico,che è ancora analogico, viene convertito in numeri (ecco il digitale) e registrato nelle memorie dall'elettronica. Il CCD è sempre stato sinonimo di 'digitale' ma il segnale elettrico generato dal sensore è analogico! E' digitale la sua conversione e memorizzazione.



CCD oggi: milioni di elementi



Primo CCD: 100*100 elementi



William Boyle e George Smith


Lo sviluppo negli anni successivi dell'immagine digitale segue, come spesso è successo alle grandi invenzioni, interessi "particolari" come ad esempio il suo utilizzo da parte del governo americano per i suoi satelliti spia. La Nasa infatti, già durante gli anni 60, convertiva i segnali da analogici in digitale per le trasmissioni delle immagini dalla luna alla terra e, grazie ai progressi dell'informatica, usava in modo sempre più pesante i computer per migliorare la visibilità delle immagini che i satelliti mandavano sulla terra.

Proprio per le missioni nello spazio dovevano essere sviluppati chip e circuiti integrati sempre più piccoli perchè la parola d'ordine nel campo satellitare era : "poco spazio, poco peso, molta potenza di calcolo". Ecco che molte imprese che a prima vista possono sembrare inutili, come i viaggi nello spazio, invece si rivelano utilissime e portano vantaggi alla tecnologia usata da tutti noi. Questo nel bene ma anche nel “male”: la seconda guerra mondiale, per esempio, ha portato a sviluppare computer sempre più potenti poiché servivano a calcolare più precisamente e più velocemente le traiettorie dei missili.

© Raffaello Ferrari 2012