Fujifilm X100 - prima parte



Introduzione 

Dopo tanta attesa finalmente ecco tra le mie mani la Fujifilm X100! Il terremoto in Giappone purtroppo ha causato la temporanea chiusura della fabbrica dove la macchina fotografica viene costruita e adesso, ripresa la produzione, le Fujifilm stanno arrivando con il contagocce. La mia, a sentire il negoziante, è una delle prima due (2!) macchine arrivate in Toscana (12 maggio). Certo che la X100 si poteva acquistare anche su Ebay…ma…i miei dubbi erano molti: prima di tutto il prezzo, che era di 100/200 euro maggiore di quello ufficiale; poi: acquisto dal Giappone, o da Taiwan ed io mi domando: ci sarà il menù in italiano? Ho trovato anche offerte dall’Italia, ma con un prezzo da “capogiro”: 1600 euro! Le prime macchine vendute da un negozio italiano, e con il prezzo giusto, sono state subito vendute. Neanche il tempo di dire “Finalmente!” che già avevo perso troppo tempo: “acquisto non possibile, l’oggetto non è più in vendita”. 
Ma come si spiega questa caccia forsennata alla X100? Prima di tutto perché è bella! E questo tipo di “bellezza”, secondo me, si spiega in un solo modo: siamo in piena era digitale, ma le persone ancora sono “attaccate/affezionate” alla fotografia digitale; e parlo soprattutto di chi, come me, si è fatto la gavetta in camera oscura: ho ancora la mia Canon AE1 (del 1971) e la più recente Nikon Fm3A ( 2001 ): entrambe semi-automatiche, niente autofocus, molto metallo e poca plastica. Sì, potrei usarle anche adesso…però ormai sono caduto nel flusso digitale e non posso più fare a meno della mia camera chiara: iMac + Lightroom. E quando vedo una macchina, come la X100, che ha lo stesso design di una macchina di una volta, non posso resistere! La stessa cosa mi è successa anche con la Olympus E-P1: amore a prima vista, anche se ho dovuto fare a meno del mirino interno ( lasciamo stare il mirino esterno,ottico, da mettere sulla slitta flash ) e ho dovuto fotografare a “braccia allungate” stile compattina-digitale. Ma qui il mirino interno c’è! E soprattutto c’è tutto quel “gusto” che richiama una Leica M9. Sì, lo devo ammettere, il mio sogno è sempre stato quello di possedere una Leica, ma le mie poche pecunie mi svegliavano sempre dal mio bellissimo sogno. Ora però ho in mano la “mia” Leica. Attenzione: la X100 non è una macchina fotografica a telemetro, ma le similitudini con la M9 sono davvero molte, come la sua “filosofia” di utilizzo: in primis la street-photography..e quindi per me è come se lo fosse. 


Costruzione


La costruzione è davvero solida e robusta: il corpo è in lega di magnesio, le ghiere in metallo ed utilizzandola si ha proprio l’impressione di avere in mano una macchina del secolo scorso ( è in metallo anche il copri-obiettivo ). Probabilmente il progettista è un fotografo! La macchina cade perfettamente in mano ed i comandi principali sono tutti dove devono essere. Il peso, comunque non eccessivo, aiuta molto nello scatto della foto: più la macchina è leggera, più è “ballerina” nelle nostre mani. Un punto a favore quindi quando si fotografa con tempi lunghi di esposizione. Ottima anche la decisione, coerente con lo stile retrò e con il progettista-fotografo, di mettere due ghiere sulla parte superiore della macchina: selezione tempi e controllo sovra/sotto esposizione. 




Quest’ultima ghiera purtroppo fuoriesce leggermente dal corpo macchina ed è quindi facile che si sposti involontariamente (non essendo neanche troppo “duro” il suo movimento). Eliminata anche la piccola ghiera, spesso affogata nel corpo macchina, per la scelta dei diaframmi: si torna a fotografare come una volta, muovendo la scala dei diaframmi che è posta sull’obiettivo. Pare proprio che non abbiamo di fronte solo un design vintage: è proprio la filosofia della macchina che riprende il modo di fotografare delle “vecchie” (leggi: vere) macchine fotografiche. Davvero nuova l’idea del mirino ibrido ottico/digitale: ed è qui che davvero l’antico ed il moderno si sposano ( e per vivere sicuramente felici e contenti con la comunione dei beni! ). Questo mirino è proprio quel particolare che nella serie Olympus Pen mancava: il Fotografo-digitale ( l’uso della F maiscucola non è un caso) deve poter controllare perfettamente l’inquadratura: non solo per quanto riguarda la composizione, ma anche per vedere tempi, diaframmi e messa a fuoco: ed in fondo la Fotografia si basa solo su queste poche e semplici cose: tempi, diaframmi e messa a fuoco. Poi c'è tutto il “casino” arrivato con il digitale: le altre 2.000 indicazioni e funzioni che alla fine poco si usano quando si scatta una fotografia. Funzioni che si usano poco e distraggono da quello che è il vero atto di fotografare: cogliere l'attimo. Se invece mi metto a pensare alla livella elettronica, alla selezione ombre/alte luci, all'HDR, all'ottimizzazione dei mezzi toni, etc etc … l'attimo fuggente è davvero fuggito. Scusate la digressione e torno al mirino: la visione è ibrida, posso scegliere tra la visione diretta della scena ( attenzione al parallasse ) e quella digitale, che riporta esattamente quello che si vede nel display lcd esterno. Come standard nel mirino sono visualizzati i dati essenziali ( come dicevo prima: tempi/diaframmi/messa a fuoco ) che possono essere cambiati. Ma, se si sceglie la visualizzazione totale (vedi foto), della scena inquadrata rimane ben poco da vedere! Troppa roba! 




Si può scegliere il tipo di visione del mirino tramite la levetta color rosso posta sulla parte anteriore della macchina ( a prima vista ricorda la levetta dell'autoscatto delle macchine di una volta ). Certo è che la visione diretta della scena è davvero ottima: l'inquadratura è più grande della scena che si fotografa ( indicata comunque da un rettangolo ) e questo ci aiuta perchè mostra anche quello che non cade nella foto, e così abbiamo un controllo migliore della scena senza togliere l'occhio dal mirino o cambiare inquadratura “alla cieca”. Chicca da evidenziare: è possibile vedere la distanza di messa a fuoco a seconda del diaframma scelto: esempio metto a fuoco il soggetto posto a 5m, con diaframma f16, e nel display vedo che ho la messa a fuoco da 1.2 metri a 4 metri: davvero utile! Ed eccoci alle dolenti note: la piccola ghiera ed il tasto “ok” posti nella parte posteriore, ed adibiti all'uso del menu, sono davvero tastini “ini-ini”: troppo piccola sia la ghiera, sia il tasto “ok”. 




Gli altri tasti sono più grandi e dal tocco molto più “sicuro” e “deciso”, però hanno una doppia funzione che non è indicata! Ad esempio il tasto “AE”, che blocca la misura dell'esposizione, serve anche per cambiare il tipo di misurazione esposimetrica, ma tale “seconda funzione” non è indicata. Bah! Ok, si legge il manuale ed è fatta: però, specialmente in fase di apprendimento, l'indicazione sarebbe apprezzabile. I tastini per entrare nel menu/configurazione sono “miserini” ed il menu non è da meno: mai visto un menu fatto così male! Mi dispiace dirlo, ma ho avuto tra le mani molte macchine fotografiche di marche diverse: questo menu non l'ha progettato la stessa persona che ha progettato il design. E questo lo posso dire perchè sono un programmatore e so benissimo che quando i menu di un software sono disegnati dallo stesso, l'utilizzatore mal si abitua a loro! I menù li dovrebbe concepire l'utilizzatore finale ed è compito del programmatore fargli compiere le azioni dovute. 


Prime Conclusioni


Ho acquistato la macchina neanche una settimana fa, quindi prima di trarre le conclusioni finali, mi prendo ancora qualche giorno per continuare i miei personalissimi test. Per ora posso dire che, operativamente, mi trovo davvero bene: sono tornato felicemente indietro nel tempo: ho ricominciato ad utilizzare il diaframma sull'obiettivo e a guardare da un mirino la scena da fotografare; non sono cose da poco! Ho già fatto diversi scatti alla luce del sole a bassi ISO e quindi ancora mi manca da vedere come la X100 si comporta a 3200 e 6400. Stranamente i 12800 sono settabili solo se si scatta in jpeg, in raw si arriva solo a 6400! Questa cosa l'ho scoperta da solo: nel manuale non è riportata. Altra nota dolente: il manuale è stato scritto dal programmatore! 


 

© Raffaello Ferrari 2012